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Tevis Cup: 100 miglia in un giorno, la sfida estrema per cavallo e cavaliere

Tevis Cup: 100 miglia in un giorno, la sfida estrema per cavallo e cavaliere

Ci sono competizioni equestri in cui a fare la differenza sono la tecnica, la velocità o la precisione. E poi ci sono prove nelle quali tutto questo non basta.

La Tevis Cup appartiene decisamente alla seconda categoria.

Conosciuta ufficialmente come Western States Trail Ride, è una delle più celebri prove di endurance al mondo: circa 100 miglia, oltre 160 chilometri, da percorrere attraverso la Sierra Nevada in California entro un limite massimo di 24 ore. Nata nel 1955, è considerata la più antica competizione moderna di endurance e ha contribuito in modo significativo alla diffusione di questo tipo di equitazione negli Stati Uniti e nel resto del mondo.

Ma descrivere la Tevis Cup semplicemente come una gara di lunga distanza sarebbe riduttivo.

Per arrivare ad Auburn dopo aver attraversato montagne, canyon, sentieri rocciosi e lunghi tratti nella natura selvaggia non basta avere un cavallo veloce. E non basta nemmeno essere un cavaliere esperto.

Servono resistenza, capacità di gestione, lucidità e soprattutto una profonda conoscenza del proprio cavallo.

È per questo che la Tevis Cup rappresenta, prima ancora che una competizione, una straordinaria prova di horsemanship.

Che cos’è realmente la Tevis Cup?

La storia della Tevis Cup inizia nel 1955, quando l’uomo d’affari e cavaliere californiano Wendell Robie volle dimostrare che un cavallo moderno fosse ancora in grado di percorrere in un solo giorno l’impegnativo tragitto attraverso la Sierra Nevada.

Robie e alcuni compagni partirono da Tahoe City affrontando circa 100 miglia fino ad Auburn. Quella prima impresa diede origine al Western States Trail Ride e successivamente alla Tevis Cup.

Oggi il principio fondamentale è rimasto sostanzialmente lo stesso: 100 miglia in un giorno.

Ma il cronometro racconta solo una parte della storia.

Per ottenere il completamento ufficiale, infatti, non è sufficiente raggiungere il traguardo entro le 24 ore. Il cavallo deve superare i controlli veterinari previsti lungo il percorso e arrivare alla fine della prova in condizioni tali da essere giudicato fit to continue, cioè fisicamente idoneo a proseguire.

Ed è proprio qui che emerge la vera filosofia della Tevis.

L’obiettivo non è semplicemente arrivare. È arrivare preservando il cavallo.

Non una disciplina a sé, ma molto più di una semplice gara

La Tevis Cup non costituisce una disciplina equestre autonoma. È una competizione di endurance, regolamentata negli Stati Uniti secondo le norme dell’American Endurance Ride Conference, integrate da specifiche regole stabilite dalla Western States Trail Foundation.

Ma le caratteristiche particolari del percorso la rendono molto diversa da molte altre competizioni sulla stessa distanza.

Una parte considerevole del tracciato attraversa zone montuose remote della Sierra Nevada, con sentieri stretti, forti dislivelli, fondo roccioso e aree difficilmente raggiungibili dai mezzi di assistenza. Alcuni settori possono essere accessibili praticamente soltanto a piedi, a cavallo o tramite elicottero.

A tutto questo si aggiungono le variazioni di temperatura, la stanchezza accumulata durante molte ore in sella e la necessità di affrontare parte del percorso dopo il tramonto.

La Tevis diventa così un esercizio continuo di valutazione.

Quanto posso chiedere ancora al mio cavallo? Devo rallentare? Sta bevendo abbastanza? Come sta recuperando? È il momento di scendere di sella e procedere a piedi? Quel cambiamento nel suo atteggiamento è semplice stanchezza o il segnale che qualcosa non va?

Le risposte non arrivano da un cronometro.

Arrivano dalla conoscenza del proprio cavallo.

Qual è il cavallo ideale per affrontare la Tevis Cup?

È facile associare una prova come la Tevis Cup al cavallo Arabo. Non è un caso: gli Arabi hanno storicamente ottenuto risultati eccezionali nelle competizioni di endurance e la stessa organizzazione della Tevis riconosce che statisticamente questa razza sembra particolarmente adatta alla prova.

Questo, però, non significa che esista una razza obbligatoria.

Nel corso della storia della competizione sono arrivati al traguardo cavalli di razze, dimensioni e tipologie molto differenti.

Più della razza conta il singolo individuo.

Un buon cavallo per la Tevis deve innanzitutto essere sano, allenato e metabolicamente efficiente. Deve essere capace di mantenere uno sforzo prolungato e, soprattutto, recuperare rapidamente dopo il lavoro.

La resistenza cardiovascolare rappresenta quindi soltanto una parte delle qualità necessarie.

Conta la solidità degli arti, conta la capacità di muoversi su terreni tecnici, conta l’equilibrio e conta moltissimo la gestione delle proprie energie.

Un cavallo che tende a trascinarsi dietro agli altri consumando continuamente più energie del necessario può avere difficoltà ben prima del traguardo. Un soggetto capace invece di trovare il proprio ritmo, mangiare e bere durante la giornata e rilassarsi quando possibile possiede qualità preziosissime.

La stessa organizzazione della Tevis sottolinea l’importanza di presentarsi alla partenza con un cavallo ben condizionato, sano e riposato, piuttosto che semplicemente molto allenato.

La testa conta quanto il fisico

C’è però un’altra caratteristica che difficilmente può essere misurata: la mentalità del cavallo.

Percorrere 160 chilometri significa affrontare situazioni completamente diverse nell’arco della stessa giornata.

Il cavallo deve essere capace di procedere insieme ad altri soggetti senza lasciarsi trascinare eccessivamente dalla competizione, ma anche di continuare da solo se necessario. Deve affrontare acqua, rocce, salite, discese, sentieri stretti e ore di marcia.

E deve farlo quando è fresco, ma soprattutto quando è stanco.

Un cavallo nervoso può consumare inutilmente energie. Un cavallo troppo dipendente dal gruppo potrebbe diventare difficile da gestire quando viene separato dagli altri. Un cavallo poco sicuro sui sentieri tecnici può mettere in difficoltà se stesso e il cavaliere.

Il cavallo ideale per una prova di questo tipo possiede quindi una qualità difficile da allenare completamente: la capacità di pensare e di preservarsi.

E il cavaliere?

Se al cavallo viene chiesto moltissimo, il cavaliere non può essere semplicemente un passeggero.

La preparazione fisica è importante perché trascorrere così tante ore in sella significa sottoporre anche il corpo umano a uno sforzo notevole. Durante alcune sezioni può inoltre essere vantaggioso scendere da cavallo e procedere a piedi, soprattutto per alleggerire il cavallo nelle discese o in determinati tratti del percorso.

Nei propri programmi educativi, l’organizzazione della Tevis considera importante che il cavaliere sia abbastanza allenato da camminare sui tratti in discesa e sia in grado di rimontare autonomamente.

Ma ancora più importante della forma atletica è la capacità di prendere decisioni.

Il cavaliere deve conoscere il passo abituale del proprio cavallo, capire come cambia la respirazione, riconoscere la sua normale frequenza di recupero e accorgersi rapidamente di qualsiasi comportamento insolito.

Non a caso il regolamento della Tevis raccomanda espressamente ai partecipanti di conoscere molto bene la fisiologia e il comportamento abituale dell’equino con cui affrontano la gara.

Essere un buon cavaliere, in questo contesto, significa soprattutto sapere quando chiedere e quando smettere di chiedere.

Una gara che si vince anche rallentando

È forse questo uno degli aspetti più affascinanti della Tevis Cup.

In molte discipline equestri l’istinto competitivo suggerisce di andare più veloce, saltare meglio o ottenere un punteggio più alto.

Qui, invece, a volte la scelta migliore è rallentare.

Può significare concedere al cavallo qualche minuto in più per bere, aspettare che recuperi, affrontare una salita con maggiore calma oppure percorrere un tratto a piedi.

Perché arrivare rapidamente a un controllo veterinario con un cavallo che impiega troppo tempo a recuperare può vanificare tutto il vantaggio ottenuto sul percorso.

La strategia diventa quindi parte integrante dell’horsemanship.

Il cavaliere deve gestire una riserva di energie che non è la propria, ma quella del proprio compagno.

Il controllo veterinario fa parte della gara

La tutela del cavallo è uno dei principi centrali della Tevis Cup.

I cavalli vengono controllati durante il percorso e possono essere fermati quando i veterinari ritengono che non siano più nelle condizioni adeguate per proseguire. Anche una volta raggiunto Auburn, il completamento dipende dal superamento delle verifiche previste dal regolamento.

Questo cambia completamente il significato della competizione.

Un cavallo non è semplicemente il mezzo con cui raggiungere il traguardo: le sue condizioni fisiche determinano il risultato.

Ed è probabilmente una delle lezioni più interessanti che la Tevis Cup può offrire anche a chi pratica discipline completamente differenti.

Cavallo e cavaliere: 100 miglia come una sola squadra

La Tevis Cup affascina proprio perché porta all’estremo qualcosa che appartiene a tutta l’equitazione.

La relazione.

Durante 100 miglia attraverso la Sierra Nevada, la forza fisica da sola non basta. La tecnica da sola non basta. Neppure la volontà del cavaliere è sufficiente.

Bisogna sapere interpretare il proprio cavallo, adattarsi al terreno e accettare che, in alcuni momenti, preservare il compagno venga prima della classifica.

Ed è per questo che completare la Tevis Cup ha un valore particolare.

Dietro quel traguardo non ci sono soltanto 160 chilometri percorsi.

Ci sono mesi, spesso anni, di preparazione. Ci sono migliaia di decisioni prese lungo il percorso, momenti in cui rallentare e altri in cui proseguire. Ci sono la fiducia del cavallo nel cavaliere e quella del cavaliere nel proprio cavallo.

Forse è proprio questa la vera essenza della Tevis Cup: non stabilire quanto lontano un cavallo possa andare, ma dimostrare quanto lontano cavallo e cavaliere possano arrivare insieme.

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