ETOLOGIA:Monty Roberts e l’approccio etologico come chiave di lettura del cavallo
Alla base del lavoro di Monty Roberts vi è un profondo approccio etologico: l’osservazione attenta del cavallo nel suo ambiente naturale e la comprensione dei suoi comportamenti istintivi. Roberts ha rivoluzionato il mondo dell’addestramento equino partendo da un presupposto semplice ma radicale: il cavallo comunica prevalentemente attraverso un linguaggio non verbale, silenzioso, tipico di una specie preda. È l’uomo, quindi, che deve imparare ad adattarsi alla mentalità e alla percezione del cavallo, e non il contrario.
Monty Roberts, nato nel 1935, è un celebre addestratore di cavalli diventato noto a livello internazionale grazie alla sua autobiografia L’uomo che ascolta i cavalli, pubblicata nel 1996 e divenuta rapidamente un best seller. Nel libro racconta come abbia imparato a “leggere” il linguaggio dei cavalli osservandoli allo stato brado, senza interferenze umane.
Fin da giovanissimo Monty dimostrò un talento fuori dal comune: a soli tre anni era già in grado di montare al passo, al trotto e al galoppo. Ciò che per lui era naturale appariva straordinario agli occhi degli altri, tanto da essere definito un bambino prodigio. Il padre lo spinse così a dedicarsi sempre più intensamente all’equitazione.
Un’esperienza cruciale avvenne nel 1947, quando, a dodici anni, partecipò alla cattura di 150 mustang nel deserto del Nevada. In quell’occasione si rese conto che i cavalli feriti o ritenuti “indomabili” venivano destinati al macello. Profondamente colpito, decise che l’anno successivo avrebbe agito in modo diverso. A tredici anni partì con due settimane di anticipo rispetto alla spedizione ufficiale per osservare il branco indisturbato. Fu allora che comprese davvero come i cavalli comunicano tra loro attraverso posture, movimenti e segnali quasi impercettibili.
Monty soffre di una grave forma di daltonismo e vede il mondo in bianco e nero. Proprio durante quella spedizione scoprì però che il suo limite era compensato da una visione notturna eccezionale, che gli permetteva di cogliere forme e movimenti invisibili agli altri. Da queste osservazioni nacque il concetto di Equus, termine latino che significa semplicemente “cavallo”, con cui Roberts identificò il linguaggio naturale della specie equina. Applicando questi principi, riuscì a domare i cavalli catturati senza violenza, salvandoli tutti dal macello.
Il riconoscimento ufficiale arrivò nel 1989, quando fu invitato dalla Regina Elisabetta II al Castello di Windsor per dimostrare le sue tecniche di doma gentile e formare il personale delle scuderie reali. Colpita dall’efficacia del metodo, la Regina promosse una serie di dimostrazioni in tutto il Regno Unito per diffondere questo nuovo approccio al cavallo. Su suo suggerimento, Roberts pubblicò la propria autobiografia, primo di molti libri successivi. Nel 2002 tornò a Windsor per partecipare al Giubileo d’Oro della Regina con ulteriori esibizioni equestri.
La filosofia di Monty Roberts si fonda sull’idea che convincere il cavallo a collaborare spontaneamente sia infinitamente più efficace che costringerlo. Questo metodo, noto come natural horsemanship o doma gentile, mira a instaurare una relazione basata sulla fiducia e sul rispetto reciproco. Il momento culminante di questo processo è il Join-Up, letteralmente “unirsi”: l’istante in cui il cavallo sceglie volontariamente di affidarsi all’uomo, riconoscendolo come un partner affidabile e non come una minaccia.
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