Bayan-Ölgii: nella Mongolia kazaka, tra aquile reali, cavalli e Kokpar
All’estremo occidentale della Mongolia, stretta tra le montagne dell’Altai e i confini con Russia e Cina, si trova una regione molto diversa dall’immagine più conosciuta del Paese: Bayan-Ölgii.
Qui la cultura mongola incontra quella kazaka e il cavallo continua a essere protagonista della vita quotidiana, delle tradizioni e delle grandi feste popolari.
Bayan-Ölgii è infatti il cuore della comunità kazaka della Mongolia e uno dei luoghi migliori per osservare una cultura equestre rimasta profondamente legata alle proprie origini. Alcune fonti turistiche indicano che circa il 90% della popolazione locale è di etnia kazaka, anche se le statistiche possono variare a seconda dell’anno e della fonte.
Una Mongolia diversa
La città di Ölgii è il capoluogo della provincia, mentre località come Sagsai e Bugat sono considerate tra i centri più importanti della cultura nomade kazaka.
Qui le famiglie continuano a vivere in stretto rapporto con il bestiame, i cavalli e le montagne, mantenendo vive tradizioni tramandate per generazioni. Sagsai, in particolare, è conosciuta per le famiglie di cacciatori con l’aquila e per i festival che ogni anno attirano visitatori da tutto il mondo.
Il cavallo non è soltanto un mezzo di trasporto: rappresenta ancora oggi un elemento centrale dell’identità locale.
I cacciatori kazaki e le aquile reali
Bayan-Ölgii è diventata famosa soprattutto grazie ai cacciatori kazaki con l’aquila reale, spesso chiamati berkutchi.
Durante i festival, i cavalieri si presentano indossando gli abiti tradizionali, con l’aquila posata sul braccio, e partecipano a prove che valutano il rapporto tra cavaliere e rapace.
Le aquile vengono richiamate da lontano e lanciate da punti elevati verso il proprio addestratore o verso esche trascinate a cavallo. Il festival non è soltanto una competizione: è anche un modo per conservare e trasmettere la cultura kazaka alle nuove generazioni.
Ma le aquile non sono le uniche protagoniste.
Kokpar: una prova di forza a cavallo
Tra gli spettacoli più impressionanti dei festival troviamo il Kokpar, antichissimo gioco equestre diffuso nelle culture dell’Asia centrale.
Tradizionalmente due o più cavalieri si contendono una carcassa o una pelle di capra, cercando di impossessarsene e trasportarla verso un punto stabilito.
È una prova durissima.
Serve forza fisica per sollevare il peso da terra, equilibrio per controllare il cavallo con una mano sola e soprattutto grande abilità equestre per resistere alla pressione degli avversari.
Durante alcuni Eagle Festival della Mongolia il kokpar viene presentato anche utilizzando una pelle o un sacco di cuoio, in versioni adattate alla manifestazione. Le fonti ufficiali mongole lo descrivono tra i giochi tradizionali kazaki insieme ad altre prove equestri.
Il cavallo del Kokpar
Nel Kokpar non basta avere un cavallo veloce.
Serve un animale coraggioso, agile, capace di cambiare direzione rapidamente e di rimanere controllabile nel mezzo di altri cavalli.
Il cavaliere spesso deve piegarsi quasi completamente sul fianco della propria cavalcatura per raccogliere la capra o la pelle da terra, continuando allo stesso tempo a mantenere equilibrio e direzione.
È qui che emerge uno degli aspetti più affascinanti dell’equitazione kazaka: il rapporto tra cavallo e cavaliere è basato su una familiarità costruita sin dall’infanzia.
Per molti partecipanti non si tratta infatti di uno sport imparato in età adulta, ma del naturale proseguimento di una vita trascorsa a cavallo.
Dal lavoro quotidiano alla festa
Per comprendere davvero queste competizioni bisogna ricordare che, nelle grandi distese dell’Altai, l’equitazione nasce prima di tutto dalla necessità.
Per secoli il cavallo è stato indispensabile per spostarsi, controllare le mandrie, cacciare e mantenere i rapporti tra comunità distanti.
Le manifestazioni contemporanee trasformano queste abilità quotidiane in spettacolo e competizione.
La caccia con l’aquila, il Kokpar e le altre prove equestri diventano così una sorta di racconto vivente della storia dei nomadi kazaki.
Un viaggio nel cuore equestre dell’Altai
Visitare Bayan-Ölgii durante un Eagle Festival significa quindi andare ben oltre la semplice osservazione di una gara.
Significa entrare in una cultura nella quale cavallo, territorio e tradizione sono ancora profondamente intrecciati.
Tra cavalieri lanciati al galoppo, aquile reali che scendono dalle montagne e giocatori di Kokpar che si contendono la capra nel mezzo della polvere, sembra per un momento di assistere a scene provenienti da un’altra epoca.
Eppure non si tratta di una ricostruzione storica.
A Bayan-Ölgii questa cultura è ancora viva.
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